A ottantun anni dalla fine del conflitto che ha ridisegnato i confini e l’anima del nostro Paese, il 25 aprile continua a interrogarci. Non più solo come data di calendario, ma come bussola etica. Quest’anno, la Biblioteca Acclavio sceglie di celebrare la ricorrenza scostando il velo dalla retorica puramente celebrativa per concentrarsi su una dimensione più intima e dirompente: la liberazione del pensiero e degli affetti.

Il punto di partenza è un’opera seminale, “Libere Sempre”, in cui Marisa Ombra — staffetta partigiana e voce storica dell’emancipazione femminile — affida a una ragazza di quattordici anni una preziosa testimonianza sul senso profondo del vivere in libertà. Ciò che emerge con forza dalle pagine della Ombra è una prospettiva inedita sulla Resistenza. La fine del fascismo non fu solo il crollo di un regime oppressivo, ma la frantumazione di secolari barriere relazionali. “La liberazione aveva liberato molte cose”, scriveva l’autrice, ricordando come, per la prima volta, uomini e donne avessero iniziato a parlarsi davvero.
Nelle formazioni partigiane, tra le montagne e nelle città in fermento, nasceva un nuovo modello di coppia e di amicizia. Non più basato sul silenzio o sulla sottomissione, ma sulla parola condivisa. Si parlava di libri, di autori amati, di ideali e di politica. La libertà, dunque, non era un concetto astratto da scrivere sulle lapidi, ma una pratica quotidiana che passava attraverso lo scambio di idee e la trasparenza delle proprie esperienze.
Il libro è strutturato come un ponte tra generazioni. Marisa Ombra osserva una ragazza seduta sui gradini di una scuola — un gesto oggi banale, ma che settant’anni fa sarebbe stato etichettato come “follia” — e vi legge il compimento di un lungo cammino. Tuttavia, l’analisi dell’ex partigiana non è priva di ombre.

Il testo mette in guardia dal rischio di una libertà malintesa. Se la generazione della Resistenza ha lottato per il diritto di essere valutata per l’intelligenza e l’impegno, l’autrice scorge oggi il pericolo di un ritorno a una nuova “gabbia”: quella che vede la bellezza femminile come unica merce di scambio, un “incasso” rapido che tradisce la conquista della dignità. La consapevolezza che metà del mondo — quello femminile — sia emersa portando energie nuove è l’auspicio più grande per il futuro.

La libertà, ci insegna Marisa Ombra, non è un traguardo raggiunto una volta per tutte, ma un muscolo che va allenato attraverso la lettura, il confronto e il rifiuto di ogni silenzio imposto.
Celebrare il 25 aprile nel 2026 significa, dunque, chiedersi se siamo ancora capaci di quella “intensità” nei rapporti che includeva la politica, la cultura e la sensibilità oltre il semplice piacere o l’interesse personale.

